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  • Lotta per le tue Idee : la storia di Hunter Patch ...

    roccopetrigliano
    Scritto da RoccoPetrigliano Commenta
    Pubblicato il: ottobre 19, 2009

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    C’era una volta un malato di mente. Si chiamava Hunter. Già suicida mancato, si era volontariamente fatto ammettere in un istituto di cure psichiatriche, sperando di guarire dalle sue psicopatologie. Nell’istituto trovò molti malati, e alcuni dottori.

    Dopo poco tempo capì che dai primi poteva imparare qualcosa, dai secondi no. L’illuminazione gli fu data da un suo compagno degente, che i dottori ritenevano gravemente malato. Questi era un vecchio imprenditore, che aveva fondato una delle imprese più innovative del Paese.

    Dopo trent’anni di successi, pareva però che avesse perso il lume della ragione e fu quindi rinchiuso nell’istituto di cura. Qui, il vecchio imprenditore passava il tempo a scrivere formule per i nuovi prodotto e a chiedere a chiunque gli passasse accanto : "Quante dita vedi?", mostrando la mano aperta con quattro dita. Invariabilmente, tutti gli rispondevano :"Quattro". E, invariabilmente il vecchio imprenditore rispondeva : "Sei un altro fesso che non vedere nulla".

    Un giorno Hunter gli chiese perchè riteneva fessi tutti quelli che, come lui d’altronde, rispondevano che vedevano quattro dita. Il vecchio imprenditore si fermò, fece vedere la mano aperta, sempre con le quattro dita alzate, e disse ad Hunter : "Guarda bene, fino in fondo, e cerca di vedere oltre quello che di sta di fronte al naso. Cosa vedi?". Hunter fissò per qualche minuto la mano. Dapprima vedeva solo quattro dita. Poi, continuando a fissarla, l’immagine delle dita si dilatò, dino ad apparire sdoppiata. Le dita che vedeva, per l’effetto visivo, divennero otto, non più quattro. "Beh, ora che le sto guardando a fondo, mi dà l’effetto di vedere otto dita". "Bravo, rispose il vecchio imprenditore, ora hai capito. A prima vista tutto è uguale, ma se guardi più a fondo, riesci a vedere quello che gli altri non vedono. E adesso dimmi:chi è il matto?".

    C’è chi, guardando un punto distante, dome magari c’è un albero, vi descriverà esattamente ciò che vedere: "l’albero". C’è chi invece vi risponderà in un altro modo : "Vedo un albero in un prato verde. Un posto fantastico per costruirci una bella casa". Così vede l’imprenditore. Così vedeva il vecchio "malato di mente". E così comincio a vedere il signor Hunter. Che da quel momento comprese l’importanza del "guardare oltre le apparenze". Iniziò a guardare in modo diverso i medici dell’istituto. Che raccoglievano dati sui pazioneti, completavano formulari su formulari, scrivevano diagosi tecniche.

    Ma non riuscivano ad arrivare alle radici del problema. Nè a guardire nessuno. Hunter ci provò. iniziò a guardare le cose dal punto di vista dei suoi colleghi pazienti, e scoprì che avvicinandosi a loro riusciva, se non a guarirli, perlomeno ad aiutarli. Si appassionò a tal punto che scoprì persino di essere guarito. Preoccuparsi degli altri lo aveva infatti portato a ignorare i suoi problemi, fino al punto da considerarli in maniera completamente diversa. Le ragioni che lo avevano portato al tentativo di suicidio gli apparivano ora del tutto futili, e recuperò non solo la voglia di vivere, ma anche quella di agiutare gli altri. Si fece dimettere dall’istituto, raccogliendo il parere negativo dei medici : "Lei è ancora malato!". A loro rispose: "Scrivetelo ben chiaro e rileggetelo fra un po’ di tempo".

    Decise di iscriversi, ormai quasi quarantenne, all’università. Facoltà di medicina. Gli studenti ventenni lo guardavano con una certa diffidenza ma lui non se ne curò più di tanto. Si preoccupò, invece, di sovvertire alcune recole dell’università. Prima fra tutte, quella che impediva di vedere malati prima del terzo anno di studi. Inizio a infiltrarsi nell’ospedale vicino all’università, e a conoscerne i paziendi. Alcuni di questi, gravi, vivevano con ansia la loro malattia, non trovando mai spunti nè per rallegrarsi, nè per sopportare gli effetti negativi delle cure.

    Hunter cominciò, prima con dei bambini e poi con gli stessi adulti, una terapia che egli definì "della risata". Cercava di far dimenticare al paziente, almeno in parte, la sua malattia, aiutandolo a trovare nella giornata momenti di allegria o conforto. "I paziendi sono degli esseri umani, non dei "casi clinici" da diagnosticare con freddezza. Chi non capisce questo, non sa che cosa significhi essere un medico. Non bisogna solo diagnosticare o prescrivere, ma anche aiutare il prossimo. Trattandolo prima di tutto come essere umano", sosteneva.

    Hunter cominciò a contestare l’intero sistema di cure vigente nell’ospedale. Contestò anche l’incredibile burocrazia che impediva, spesso, di curare per tempo i bisognosi. Iniziò a giocare, di nascosto, con i pazienti. A conoscerne i desideri, a stimolarne l’allegria. Persino con i malati terminali riuscì a ottenere risultati sorprendendi, aiutandoli a vivere al meglio le ultime settimane di vita. I direttori dell’ospedale e dell’università gli si scagliarono contro : "Lei insuita l’Ordine medico. Lei è un buffone, un clown, un pazzo. Lei contravviene a regole che sono state scritte e osservate per cent’anni". Hunter rispose : "No, signori. Io curo i pazienti come se fossero esseri umani".

    Iniziò a sognare di fare qualcosa di più. Condivise il suo sogno con altri, e alla fine trovò i finanziatori. Costruì il Gesundheit Institute, nel North Carolina, una clinica specializzata nella cura emotiva e psicologica del paziente. Nella clinica si prescriveva "Humour". Hunter e i suoi colleghi medici si travestivano da gorilla, o da clown, per creare un ambiente migliore. Non c’erano pratiche burocratiche da espletare, e si entrava finchè c’era posto.

    L’ingresso era gratuito per tutti, finanziato dal crescente numero di mecenati che, dopo aver visto Hunter all’opera, decisero di contribuire al suo sogno. Nei decenni che seguirono, Hunter Patch Adams, questo il suo nome per intero, curò migliaia e migliaia di malati. La sua opera fu raccontata in un libro, e oggi viene descritta anche in un film, magistralmente interpretato da Robin Williams, intitolato "Patch Adams". Il nome del medico che dimostrò, una volta ancora, che il mondo riuscirà sempre a migliorare fino a che ci sarà qualcuno pronto a farsi flagellare pur di sostenere ciò in cui crede.

    Articolo estratto da una Story Collection di Change My Life (le Story Collection sono articoli che tutti gli iscritti di Change My Life ricevono gratuitamente, ne ricevono circa 12 al mese), vuoi saperne di più? Clicca qui

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    Cosa ci insegna questo articolo? Ci insegna che se siete di quelli che vogliono vedere cosa c’è oltre le quattro dita di una mano, e avete intenzione di fare qualcosa per cui penserete di aver speso bene la vostra vita, siate pronti a combattere per le vostre idee. Insulti, maledicenze, accuse e sospetti di doppi fini saranno all’ordine del giorno. Può anche essere che occorrano anni per far capire che ci può essere qualcosa dietro quelle quattro dita. E può essere qualsiasi cosa : un nuovo modo di curare la gente, un nuovo modo di fare commercio, un nuovo modo di distribuire un prodotto, un nuovo modo di comunicare con la gente. Quale che sia, la vostra grandezza sarà proporzionale alla vostra forza di sopportazione e al vostro credere in ciò che fate. Nel contempo, ricordatevi sempre che nella storia c’è un Patch Adams ogni milione di persone.




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